Parlando con le Istituzioni che ci hanno sostenuto e che ringrazio,
abbiamo puntato l’attenzione su quanto il Subbuteo sia stato
educativo per diverse generazioni, dal 1947 ad oggi. Simbolo immutabile
di Fair Play tutto britannico come la sua nascita e la sua discendenza.
Ma abbiamo omesso quanti litigi e quante risse di bambini e giovinetti
ha causato. Le ricordiamo adesso. Sono state litigate sincere, cavalleresche
come il calcio che amiamo, spesso inconciliabili per il lasso di
tempo necessario a riuscire a riderci sopra. Amicizie e vincoli
familiari rotti e ricuciti il tempo di mangiare una bella fetta
di pane e olio (per i più ghiotti di pane e zucchero e per
mio fratello di entrambe) e di aver voglia di giocare ancora.
Un po’ come prendersi a pugni con lo stesso stile con il quale
si duellava anticamente, lasciando al rivale, allo sfidato, o al
più debole, l’onore del primo colpo. Questo è
stato il Subbuteo per tanti giovani che, ormai, così giovani
non sono più.
Insomma, un mondo magico fatto di fair play da una parte e di sacrosante
ragioni per scatenare odio e minacce dall’altra...
Le regole, ad esempio, sono state uno dei motivi di maggiore attrito
tra i giocatori del Calcio in miniatura. E di discriminazione. Ricordo
regole incredibili, frutto di una libera interpretazione che sfociava
nell’eresia. I pochi che leggevano il libretto con le vere
regole assumevano ai nostri occhi il valore che i Padri della Chiesa
hanno avuto per la Cristianità. E gli eretici convinti, difficili
da stanare e condannare al rogo, per noi erano considerati alla
stregua dei luterani più incalliti. Seguaci di una loro chiesa
che nulla aveva da spartire con la Vera Chiesa del Subbuteo, quella
del Padre Nostro Peter Adolph. Che purtroppo oltre ad essere uomo
non era anche Dio e non ha trasferito poteri terreni e vincoli sacrali
a discendenti eletti per la traditio legis.
Questo ha significato movimenti di subbuteisti che hanno conservato,
ampliato, rinnegato, rivisto e corretto il messaggio del vecchio
Subbuteo.
Cercando su internet qualche comunità di appassionati del
gioco, ne ho trovate davvero molte.
E ancora una volta, come accadeva da bambini quando si litigava,
tutte contro tutte. E come litigano! Con lo stesso ardore e la stessa
caparbietà di quando si era bambini. C’è chi
si richiama alla purezza del gioco e ancora organizza tornei con
le squadre prodotte fino agli anni Settanta e c’è chi
invece ha inventato il calcio da tavolo e le sue federazioni; c’è
chi conserva e chi innova.
Strenui difensori della Tradizione oppongono le proprie ragioni
a progressisti che oppongono le proprie verità a ‘bacchettoni’
da Antico Regime.
Ce n’è davvero per tutti. E tutti che nel nome del
Subbuteo invocano benedizioni sulle proprie schiere e maledizioni
sugli adepti del satanico avversario. Sarà difficile vederli
riuniti sotto un’unica bandiera ecumenica, ma sarebbe bello
vederli riuniti – deposte le armi – in occasione di
una manifestazione dedicata al gioco che tutti amano e al quale
si ispirano.
Action Now e il sottoscritto, senza aver necessità di entrare
in un così grave problema, sentono di dimostrare la propria
fedeltà assoluta a un gioco immortale, celebrandone gli anni
d’oro, come un buon tempo antico di dantesca memoria e come
un’Età dell’Oro che, di fronte alle tante prove
del Kali Yuga, servirà a farci sentire più vicini
ai nostri Padri. E a mio nonno che non c’è più,
al quale dedico riconoscente la nostra mostra.
Charlotta Smeds, che il Subbuteo lo conosce davvero bene, ha deciso
di dedicare i suoi scatti ad alcuni pezzi che lei stessa ha scelto
e che fanno parte di una piccola collezione privata. Una collezione
di ricordi e di immagini dolcissime. Non si tratta di ripercorrere
una storia del Subbuteo o di illustrarne i pezzi, ma di raccontare
con l’occhio di una grande fotografa svedese i sentimenti
e le immagini indelebili che noi serbiamo nel cuore.
C’è riuscita con grande abilità tecnica e con
grande passione.
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