Dicevi di Verona e Torino.
Sì, sono le prossime tappe della mostra. Prima Torino a marzo, poi Verona a settembre 2008. So che hai iniziato a tessere relazioni con Catania ma non hai ottenuto grandi riscontri, a parte tante chiacchiere; sembra che per la Festa di Sant’Agata sia possibile portare la mostra anche in Sicilia, una regione che avrebbe grande bisogno di queste manifestazioni ma che è prigioniera di troppi interessi. Randall Northam, direttore della casa editrice SportsBooks Ltd, noché grande giornalista sportivo, è in trattative con l’Arsenal FC per portare la mostra all’Emirates Stadium di Londra. Ma gli inglesi stanno molto più avanti, lo sai, e poi mi hai detto di ricordarlo nell’intervista.
Parliamo delle tue foto.
Ho cercato di raccontare quello che più mi ha colpito di questo gioco. I giocatori in miniatura degli anni ’70 sono i più belli e sono quelli che ho cercato di ritrarre. In molti close up ho immaginato fossero dei veri giocatori in azione, cercavo di cogliere le espressioni dei loro volti. Le maglie delle miniature sono davvero molto belle, niente a che vedere con le maglie di oggi, parlo di gusto estetico. Le fotografie ingrandite sono impressionanti. Ne ho vendute diverse, specialmente a grandi appassionati di calcio inglese. A Mark Adolph, il figlio dell’inventore del Subbuteo sono piaciute quelle del QPR.
Qualcosa sui prezzi?
I prezzi variano in base alla grandezza e alla foto. Esistono versioni più piccole e anche più grandi di quelle in mostra. Le più grandi però sono molto belle, sono quelle che preferisco. Mi piacciono quelle con il Southampton, maglia a strisce verticali bianco rosse e pantaloncini neri, giusto? Sono bellissimi i calzettoni a righe orizzontali. E poi mi piace il Torino.
Ti piace il calcio?
Sinceramente quello giocato oggi non tanto. Mi piace più la passione che i tifosi hanno per la squadra del cuore. Una volta mentre ascoltavamo “You’ll never walk alone” di Gerry and the Pacemakers avevi un’aria così trasognata che ti ho chiesto: “A che pensi?”. E tu mi hai risposto: “Alla Kop di Liverpool quando cantava all’Olimpico alla finale contro la Roma”. Ecco, quello è amore. Quel calcio mi piace. Mi fa ridere.
Sei tifosa?
Sinceramente no. La prima volta che sono stata fuori a uno stadio è stato nel 1991 a Verona, con te, per un Verona – Milan. Sembrava una battaglia. Polizia in assetto antisommossa ovunque. I tifosi del Milan che marciavano. Forse un po’ mi piace il Verona perché ha i colori della mia bandiera svedese. In Svezia ho visto una partita a Norrköping tra l’IFK Norrköping e il Torino. Ti ricordi? Eravamo insieme. Vinse la squadra di casa per 1-0. Pioveva e faceva freddo. I tifosi del Toro cantavano più di quelli svedesi. Nella curva del Norrköping c’eri tu che da solo tifavi per il Toro. Eravamo vestiti uguali, avevamo entrambi il parka verde e gli scarpini da calcetto dell’adidas. Gli svedesi neanche ti hanno preso in considerazione. Il portiere del Torino (Marchegiani ndr), invece, ogni tanto si girava verso la curva perché sentiva qualcuno che lo chiamava e parlava italiano. Eri tu che stavi arrampicato sulla rete che separa il campo dagli spalti. Quando gridasti “Pasquale sei un leone” anche un giocatore del Torino (Pasquale Bruno) ti salutò. Chissà se i giocatori si ricordano quella partita. Tu sì, vero?
Decisamente. Mi piaceva girare l’Europa per vedere le partite di calcio e conoscere altri tifosi. A Quaranta anni suonati, ancora giro l’Europa e ancora incontro i tifosi. Qualche altra domanda, mi piace intervistarti. Lazio o Roma?
Nessuna delle due. La Roma no di sicuro, forse meglio la Lazio, ma ci ho dovuto convivere diversi anni, è stata una rivale. Si però ora basta con l’intervista devo seguire l’Angelus. Sennò poi come faccio a tradurlo in svedese?

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